Obiettivo salvezza, si era detto. Sono passati più di sei mesi da quando ho scritto qui per l’ultima volta e inaspettatamente siamo tutti vivi; e non parlo solo di noi tre (quello era il minimo, dai). Mi riferisco proprio a tutti gli esseri viventi che popolano questa casa, quindi anche alle piante (che non se la passano benissimo, ma non sono ancora decedute), e al ragno che sta in cucina. Mi dispiace tanto distruggere la sua ragnatela, perciò lo lascio a vegetare nell’angolo, nella speranza (mal riposta) che contribuisca a liberarci dalle zanzare.
Anche Blue, ovviamente, lotta insieme a noi (se non la sfami all’orario giusto, d’altronde, ti morde i talloni, era improbabile ci dimenticassimo di lei), ma temo abbia deciso di presentare domanda di trasferimento. Dopo aver trascorso, infatti, il mese di settembre ad anelare la compagnia di Riccardo (al tempo un bambolotto passivo), a portargli mosche morte e croccantini sotto la culla in segno d’amore, la povera Blue ha scoperto a sue spese il lato oscuro del pupo, e ha iniziato ad approcciarlo con l’ansia con cui il ministro Lollobrigida beve un bicchiere d’acqua.
Le sue giornate ora trascorrono nel (vano) tentativo di sfuggire un esserino che vuole toccarla con malagrazia, che più volte al giorno prova a impossessarsi della sua ciotola, che quando la vede ride e produce ultrasuoni. Non c’è nulla, in questo universo, che faccia impazzire Riccardo più della nostra gatta. Proprio per questo, ormai da tempo, ho avviato una ricerca di vestiti e coperte cosparsi di gattini felici. Con mio sommo sgomento però, ho scoperto che non esistono; ed è semplicemente assurdo.